Con: Alessio, Delfino e Fulvio
punto di partenza: Primolo, sopra Chiesa in Val Malenco (1274 m)
dislivello: circa 1120 m
tempo di percorrenza (andata): circa 3h 30′
Lasciamo l’auto nel parcheggio vicino al campo sportivo di Primolo (1274 m). Entriamo nel bosco di larici seguendo una pista sterrata fino alla piazzola terminale. Qui imbocchiamo un sentiero che in un’ora ci porta sull’ampio pianoro dell’Alpe Pradaccio (1725 m), dove ci fermiamo per uno spuntino, attorno a un curioso tavolo circolare. Sopra di noi, a sinistra, incombe il Vallone di Sassersa, un canalone in gran parte coperto di sfasciumi, dove si inerpica a zig zag il sentiero che ci condurrà ai laghetti. I triangoli gialli ci dicono che stiamo percorrendo la seconda tappa dell’Alta via della Val Malenco. La salita è faticosa sia per la calura che per la pendenza severa del percorso.
Finalmente, dopo due ore di sudore, raggiungiamo il Laghetto di Sassersa inferiore (2368 m), nelle cui acque turchesi si rispecchiano le pareti serpentinose del Pizzo Rachele (2998 m). Lo scenario è dominato dalle tonalità rossastre dovute all’ossidazione superficiale di questa roccia ricca di minerale ferroso. Da qui l’origine del toponimo Sassersa (sassa arsa). Ci godiamo lo spettacolo seduti su un masso, consumando un buon pranzetto. Un imprevisto interrompe la contemplazione: per una distrazione gli occhiali di Alessio finiscono in acqua, in fondo a un anfratto oscuro, da dove però vengono recuperati con un delicato intervento di precisione.
Zaino in spalle, riprendiamo il cammino. Lasciamo a sinistra il percorso dell’Alta Via, che punta al passo Ventina (m. 2675 m), per andare a scoprire gli altri due laghetti, pure essi di origine glaciale. Dopo pochi minuti di salita, ci appare d’improvviso il laghetto di mezzo (2391 m), il più affascinante. Nelle sue acque immobili si replica il disegno bizzarro tracciato dalle incisioni che solcano la formazione rocciosa della sponda opposta. Percorriamo la riva sinistra e, superato un modesto gradino, ci affacciamo alla conca superiore, che ospita il terzo laghetto (2400 m).
Una breve sosta per imprimere nei pixel della fotocamera i colori cangianti di questa indimenticabile visione, poi riprendiamo la via del ritorno.
All’Alpe Pradaccio deviamo a destra per l’Alpe Pirlo (1600 m), da dove, destreggiandoci tra vari bivi e segnalazioni non sempre evidenti, raggiungiamo il parcheggio di Primolo.
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