Con: Alessio, Delfino (solo prima uscita), Fulvio, Giancarlo (solo seconda uscita) e Roberto (solo seconda uscita)
punto di partenza: Malghera, in Val grosina Occidentale (1937 m)
dislivello: circa 800 m
tempo di percorrenza (andata): circa 3h
A Grosio lasciamo la statale per risalire la Val Grosina fino a Fusino, dove deviamo a sinistra entrando nella Val Grosina Occidentale, un luogo stupendo finora a noi sconosciuto, coperto di verdi pascoli ben rasati e di belle baite ristrutturate in stile Walser: sembra quasi un angolo di Svizzera. Una strada stretta, ma quasi interamente asfaltata, ci conduce dopo 11 km alle baite di Malghera (1937 m). Qui ha avvio la nostra escursione, che solo al secondo tentativo viene coronata dal successo.
L’inizio non pone problemi: imbocchiamo il largo sentiero (n. 255) che si addentra nel Pian di Mezzo, da dove, volgendo a sinistra (nord-ovest), giungiamo in vista di un ampio pianoro chiuso dal gradino roccioso in cima al quale è posto il bivacco Duilio Strambini al Ruggial(2534 m). Nella prima uscita non abbiamo individuato la costruzione, il cui colore, originariamente rosso vivo, si è col tempo deteriorato, lasciando il posto alla grigia lamiera. Ci siamo fermati per uno spuntino sui pascoli in riva al torrente, in compagnia di una splendida mandria di cavalli e di asini. Poi, anziché salire verso nord, abbiamo deviato verso ovest, vagando nella labirintica petraia che si stende ai piedi della Cima di Ruggial e del pizzo del Teo e continuando a cercare una inesistente via d’uscita. Dopo quattro ore di cammino inconcludente e defatigante ci siamo ritrovati nei pressi di un laghetto che si affaccia sul Pian di Mezzo, da dove improvvisamente abbiamo scorto il sentiero percorso nella mattinata. Qui un pastore, che aveva seguito col binoccolo il nostro strano itinerario, ci ha spiegato il nostro errore additandoci la retta via. Delusi, ma non scoraggiati, abbiamo deciso di ritornare sul posto tre giorni dopo, facendo però più attenzione ai segnavia, che peraltro in certi punti sono piuttosto discontinui.
Nella seconda uscita ci basta un’ora e mezza per arrivare al sospirato Bivacco intitolato a Duilio Strambini, una forte guida alpina di Grosio, caduto in Grigna nel 1978 per la beffa di un fulmine. Da qui saliamo per un ampio canalone occupato da sfasciumi, fino a una bella conca nella quale è adagiato il laghetto Zapelàsc (2579 m). Un gregge di pecore affamate ci accoglie con straziani belati. Giancarlo si ferma con loro, mentre Alessio, Roberto ed io proseguiamo inerpicandoci su questa selvaggia petraia, guidati da rari segnavia bianco-rossi, fino a raggiungere il Passo di Sacco (2730 m), dove si trova il cippo n. 12 che segna il confine italo-svizzero. Davanti a noi si apre lo splendido scenario della Valle di Campo, laterale della valle di Poschiavo, con i suoi graziosi laghetti di Saoseo e di Val Viola.
A conclusione di questa bella giornata, ci fermiamo alla casera di Sacco, dove comperiamo un buon formaggio locale e poi visitiamo la singolare chiesa della Madonna del Muschio, edificata nel 1888, dal nucleo di una cappella preesistente, eretta per ricordare il miracolo dell’apparizione della Vergine, sul muschio di una roccia, ad un pastore nel 1750. Dopo aver bevuto una panascé (tiepida!) al Rifugio Malghera da poco ristrutturato, imbocchiamo la via del ritorno sul potente fuoristrada di Alessio.
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