Con: Angela, Fiorella, Fulvio, Giovanna, Giovanni, Lorenza, Luigi, Maria
punto di partenza: Donadivo, sopra Gordona (737 m)
dislivello: circa 1150 m
tempo di percorrenza (andata): circa 3h 30′
Escursione piuttosto faticosa, sotto un sole cocente, paesaggio fantastico.
Da Gordona, seguendo la strada consortile della Val Bodengo (permesso € 5), raggiungiamo la località Donadivo (737 m). Lasciata la macchina, iniziamo la salita seguendo una stupenda mulattiera selciata con pietre a secco, che parte in corrispondenza di un fontanella di legno e si inerpica fino all’Alpe Orlo (1165 m), posta sull’orlo della sottostante Val Pilotera. Proseguiamo sulla mulattiera fino alla cappelletta dell’Alpe Cermine (1346 m), circondata da quattro faggi secolari, su un’ampia spalla panoramica cosparsa di baite quasi tutte sapientemente restaurate rispettando l’architettura originaria. Qui il sentiero si fa più stretto e risale i ripidi pendii del Dosso Mottone (1909 m), che però preferiamo aggirare sul versante dela Valle della Forcola. Dopo tre ore di sudato cammino, usciamo dal bosco di larici, e, come per incanto, ci appare la magica visione della bianca chiesetta circolare e del bianco campanile che veglia sulle baite dell’Alpe Cima/Scima (1875 m): un villaggio deserto, quasi fuori dal tempo, adagiato su un pianoro erboso.
Il sentiero potrebbe proseguire alla volta del Passo della Forcola, antico valico verso la Mesolcina, in Svizzera. Noi però ci fermiamo qui. Mentre ci rifocilliamo, ammiriamo il vastissimo panorama, aereo ed emozionante.
A sud la Val Bodengo con la val Pilotera e, in fondo, il monte Berlinghera. A sud-est i monti della val Codera (Sasso Manduino e Ligoncio). A est la sagoma del versante Nord del Pizzo di Prata, una gigantesca parete di granito alta ben 600 metri. Poi la val Bregaglia col pizzo Badile, le Sciore e, all’orizzinte, il pizzo Bernina. A nord il pizzo Stella e la valle di San Giacomo.
Nel ritorno percorriamo il crinale del Dosso Mottone, che all’inizio è allietato da ridenti aiuole di rododendri, poi scende tra rocce e bianchi scheletri di larici rinsecchiti, fino all’Alpe Cermine, dove riprendiamo il percorso del mattino.

